UNA PADANIA CHE SUPERA OGNI ASPETTATIVA
Padania Football ai Quarti di finale. Epis (Lega): “Allarghiamo il calcio alle realtà locali non rappresentate, gettiamo un ponte tra i popoli”
Sabato 2 giugno 2018. Un’esperienza unica, quella della partita disputata il 2 giugno dalla squadra calcistica Padania Football Association contro il Tuvalu, micronazione del Commonwealth che si trova tra l’Australia e le isole Hawaii, uscendone vittoriosa con un limpido 8 – 0. Una giornata ricca d’impegno, di passione e di tanta forza di volontà.

Una chiacchierata con il Direttore Tecnico Olisse Viscardi e il Presidente di Padania Football Association Fabio Cerini
Sono una convinta sostenitrice della tutela delle specificità tradizionali di tutti i settori, comprese quelle che operano in un ambito educativo fondamentale come quello sportivo. Per cui plaudo alla qualificazione ai Quarti di finale della squadra della Padania, che domani incontrerà il Punjab e per la quale terrò le dita incrociate.
La Lombardia, il Veneto e altre regioni italiane stanno legittimamente chiedendo maggiore autonomia rispetto all’amministrazione centrale dello Stato italiano e per fare ciò hanno a disposizione meccanismi tutto sommato democratici, che consentono di inserirsi in percorso previsto dalla Costituzione. Questo deve valere anche per lo sport. Anche nel contratto del neonato governo Lega-Cinque stelle troviamo un intero paragrafo dedicato all’autonomia delle Regioni che richiedono di attuare quanto previsto dall’Art. 116, terzo comma della Costituzione. Ritengo sia fondamentale estendere questa rivoluzione, che non è soltanto normativa ma soprattutto culturale, anche all’ambiente agonistico.
Ho partecipato in questi giorni al Mondiale di Londra e vorrei che le stesse prerogative agonistiche fossero garantite a tanti popoli nel mondo che non hanno modo di essere rappresentati democraticamente. Alcuni dei partecipanti all’iniziativa sportiva che raccoglie nazioni non riconosciute vengono da guerre civili, stermini e pulizie etniche che in ogni modo dovrebbero essere condannate dalla comunità internazionale. Ed il calcio può offrire a questi popoli perseguitati un’ottima ribalta, calamitando quell’attenzione che doverosamente meritano. Questi, al di là del giusto e sano divertimento sportivo, sono obiettivi a cui tutti dovremmo ambire, a garanzia della pace nel mondo tra gli uomini, tra i popoli e tra gli stati. Lo sport è sempre stato un ponte tra i popoli. Cerchiamo dunque di non escludere nessuno.
Di seguito la video intervista rilasciata per i media del club padano.